13/07/2009

Sabato 25 e Domenica 26 Luglio: Dome de Miage - Valle d’Aosta

Tipo di gita: Alpinismo Difficoltà: F+
Referente: Piermario Turinetti 0171 817.369

DomeDeMiage.jpgDescrizione: Splendida traversata in cresta, molto scenografica, che offre eccezionali panorami sul massiccio del Monte Bianco, soprattutto sulla Aiguille de Bionassay. Si alternano salite e discese su ghiacciaio, creste aeree, colli e cime a quote tra i 3200 e i 3670 metri circa. Si attraversano tre cime con passaggi su neve e su roccia, dove normalmente è presente un’ottima traccia e non ci sono passaggi tecnici o difficoltosi. Il punto di partenza è il confortevole e moderno rifugio Des Conscrits, uno dei migliori del massiccio.

26/06/2009

monte emilius

Ecco i dettagli oerativi:

 

partenza sabato 11/07 ore 7,30 piazza lato municipio di Cervasca (auto propria)

costo Euro 52,00 (mezza pensione in rifugio e a/r seggiovia)

da portare piccozza e ramponi (utili per raggiungere la cima, non servono fino al rifugio)

riferimenti:

 

ADRIANO PASERO  adriano.pasero@alice.it  3400007009

CLAUDIO COSTAMAGNA iz1bla@alice.it 3334003267

info@caicervasca.it

 

E' INDISPENSABILE DARE CONFERMA ENTRO GIOVEDI 09/07

 

08/06/2009

11-12 luglio 2009: MONTE EMILIUS

 

 

emil_p2.jpg

(fotografia panoramica dalla cima)

 

 

 

11-12 LUGLIO 2009 escursione Monte Emilius (Pila) con pernottamento al Rifugio Arbolle.

 

Escursione in quota (si sfiorano i 3.600 mt) tra le più panoramiche della Valle d'Aosta.

Per problemi organizzativi è indispensabile la prenotazione presso i Referenti o in Sezione entro il Giovedi 2 luglio.

 

Maggiori dettagli (costi, orari, requisiti, ...) potranno essere richiesti in sede o, tra qualche giorno, su questo post.

Relazione

 

Dritto e filante il sentiero parte appena oltre l'arrivo della seggiovia di Chamolè. In pochissimi minuti si raggiunge il lago Chamolè a quota 2.311. Una serie di serpentine approccia la salita al colle omonimo, posto a quota 2.641 metri. Lasciato alle spalle il bel panorama sulla valle centrale e l'opposto Gran Combin, il battuto cala lungo il fianco ripido della Testa Nera, adagiandosi su una comoda cengia terrosa, molto larga e leggermente esposta durante il primo tratto verso la conca d'Arbole. La vista si inasprisce di colpo, trovandosi a capo di un vallone sassoso, appena ingentilito dalla foggia del Lago d'Arbole e dai prati del bordo settentrionale del catino. Il resto è tutto una serie di sfasciumi che riescono a condividere la loro esistenza con tratti erbosi. Il pieno controsole del mattino non aiuta di certo a capire con esattezza la morfologia del resto della gita.

Superato il rifugio (2.507 m.) ed il Lago (2.490 m.) di Arbole, il sentiero costeggia la sponda nord ed incomincia a salire su docili pendii quasi mai duri. L'ambiente è sempre più anonimo e selvaggio, costantemente inasprito dall'insorgere delle creste che si ergono a baluardo difensivo di questo lontano angolo. E' degna di nota la tetra forma dello spartiacque che porta alle pendici della Punta Garin, la cui regolare piramide domina il fianco destro del vallone. E' facile udire il tintinnio dei chiodi e dei moschettoni di chi arrampica lungo questa cresta. Alle spalle lasciamo la Vallettaz, mentre alto e ben distaccato alla sinistra, finalmente l'Emilius.

Proseguendo lungo la traccia, che si destreggia in un paesaggio dall'aspetto sempre più marziano, finalmente appare all'orizzonte il termine del vallone: un contrafforte con due depressioni appena accennate, separate al centro da una testa rocciosa franca. La depressione di destra è il Col d'Arbole, 3.154 m., viatico per la tormentata discesa nei pressi dell'opposto Colle di Laures (vedi Leppe, Lussert e Laures). La depressione di sinistra, caratterizzata da pinnacoli rocciosi molto evidenti, è il Col des Trois Capucins, 3.241 m., la vera porta d'ingresso all'Emilius.

Man mano che si guadagna quota, il color ruggine delle pietre prende il sopravvento al verde sempre più incolore. I nevai residui, incastonati ai piedi delle Punte Rousses e del col d'Arbole, spezzano la monotonia. Un vero gioiello appare il Lac Gelè (2.956 m.), bacino posto esattamente sotto il contrafforte Sud-Ovest dell'Emilius, la cui presenza ingentilisce ed arricchisce la grezza costa rossiccia. Appena superato il lago, il sentiero si impenna lungo una sorta di lingua morenica, nei pressi del cui culmine appare un bivio fuorviante ai poco pratici. Il segnavia "102", quello della via Francigena, indica il percorso verso il col d'Arbole, distogliendo l'attenzione dalle pennellate gialle che riportano il numero "8", il sentiero per l'Emilius. L'ambata secca, da giocare sulla ruota di Aosta, porta verso il colle dei Tre Cappuccini. Dapprima lungo una traccia accettabile, poi perdendosi nella solita smisurata pietraia di circo. Segni gialli e qualche ometto indicano la retta via che, dapprima discende leggermente, per impennarsi in modo brusco. Sono venti minuti di fuoco quelli che separano l'ultimo piano dai Trois Capucins.

Quota 3.241 m., ovvero il Col des Trois Capucins. Trecento metri più in alto appare la vetta dell'Emilius, leggermente reclinata a settentrione. Una breve traversata esposta (il tratto più pericoloso) conduce all'assalto finale. Sono due le possibilità: seguire i tratti gialli, che passano lungo il filo della cresta, oppure salire sul battuto che, dato il fianco ripido della montagna, rimane un pochettino insidioso. In salita è meglio la bella cresta. Ogni tanto sfugge all'anonimato della pietraia costringendo ad elementari passaggi di I grado, giusto per tenere in allenamento anche gli arti superiori. Mai niente di complicato, però, poggiando sempre i piedi sul solido. In poco meno di un'ora dal colle alla vetta è cosa fatta. La salita è regolare ma la pendenza è un fattore significativo, in sinergia con l'effetto quota. L'arrivo in vetta è puro delirio da panorama!

Purtroppo la giornata, anche se bellissima, ha predisposto nuvole lungo tutti i confini della Valle d'Aosta, quindi si riescono a scorgere a tratti i grandi gruppi montuosi. Solo il Cervino ed il Monte Rosa rimangono perennemente celati dai cumuli ... tocca ritornarci! E' inutile dire che da qua sopra si vede qualsiasi angolo della regione e ben oltre confine. In giornate particolarmente terse addirittura il mare ...

Ciò che però fa grande l'Emilius sono le vicine punte che, viste dalla conca di Aosta, svettano al suo pari, ma che scompaiono una volta rimirate dalla cima. La Becca di Nona è poca cosa, la Garin è un innocuo trapezio, la cresta delle Roueses, Grand e Petit, terminano basse con il lento digradare a valle della Becca di Salè. La Tersiva è la sorella più prossima, che sbuca prepotente dietro la Leppe. Assolutamente insignificanti la Punta di Laures e le Rousses, immediatamente avanti in direzione sud. Soltanto la Grivola mantiene la sua dignità al pari del Gran Paradiso, il quale si presenta conteso tra le nuvole, con il ghiacciaio della Tribolazione in buona evidenza.

A nord, bassissima, la conca di Aosta: ci sono tremila metri di dislivello! Esattamente sotto i nostri piedi il selvaggio vallone dell'Arpisson, con uno dei due versanti Nord. Non si riesce a scorgere il ghiacciaio che prende il nome dal vallone stesso. Ancora più spettacolare lo spicchio NE; stretto tra due poderose creste, si erge praticamente verticale dal piccolo ghiacciaio di circo. Mentre la cresta di sinistra delimita il versante est del vallone d'Arpisson, quella di destra chiude verso il Lac en Bas de Laures disegnando una traiettoria impreziosita da roccioni in pieno stile gotico. Avvistato il rifugio privato Menabreaz, il panorama prosegue gustando il Lac Long ed il Lac en Haut de Laures. Vista da qua sopra la zona dell'Emilius appare come uno straordinario altopiano, ricco di montagne, di contrafforti, di laghetti ... insomma da un sacco di cose belle, che riempiono gli occhi, ma che non lasciano scampo alla diagnosi finale: solitudine. Un enorme territorio per eremiti.